Borse: i mercati asiatici guardano con sospetto Usa e Ue

E diamo un’occhiata anche ai mercati asiatici. Tokyo chiude in rosso sulla scia dei dati deludenti sull’occupazione degli Stati Uniti e dell’indebolimento di euro e dollaro Usa nei confronti dello yen. L’indice Nikkei ha così perso quota 9.000 (recuperata 10 giorni), attestandosi a 8896,88 punti (un -1,4 per cento), mentre il Topix ha lasciato sul terreno l’1,02 per cento a 763,93 punti.
Scambi poco sostenuti con circa 1,28 miliardi di pezzi passati di mano. Chiudono in forte picchiata i listini cinesi dopo i risultati di Wall Street della settimana scorsa e i timori dell’Eurozona. A Shanghai il composite è andato sotto del 2,37 per cento, netto calo a Hong Kong, dove l’indice Hang Seng termina a -1,88 per cento.
Poco incoraggianti i dati macro orientali. Gli ordinativi di macchinari del Sol Levante sono calati nel mese di maggio del 14,8 per cento su base mensile contro attese degli esperti che si fermavano a -2,6 per cento e il +5,7 per cento del mese prima.
L’inflazione cinese lo scorso mese è calata al 2,2 per cento su base annua toccando il livello più basso degli ultimi 2 anni e mezzo (per la precisione da gennaio 2010, quando si era attestata all’1,5 per cento).
Il dato, che per il 1° semestre si attesta al 3,3 per cento, da una parte è inferiore al tetto massimo fissato dal governo (al 4 per cento) ma dall’altra conferma che la crescita della 2ª economia mondiale sta vivendo un rallentamento. Tanto più se si pensa che, su base mensile (cioè rispetto a maggio), l’inflazione nel mese scorso è calata dello 0,6 per cento. Un trend che si intuiva già in aprile, quando i prezzi alla produzione avevano fatto segnare un calo del 2,1 per cento.
Il quadro a stelle e strisce non è molto migliore basta sentire quando detto da Eric Rosengren, presidente della Fed di Boston,   nel corso di un convegno a Bangkok: «Il mio pessimismo origina dal fatto che mi aspetto debolezza sul fronte degli investimenti, delle esportazioni e negli investimenti statali, tre fattori a cui si sommano le preoccupazioni per la situazione economica e finanziaria in Europa».
E veniamo alle materie prime. Petrolio in rialzo sul mercato elettronico di New York, dove il barile di greggio con consegna il prossimo mese viene scambiato a 84,92 dollari Usa al barile. Venerdì scorso le quotazioni erano scese a 84,45 dollari Usa al barile. In aumento anche i contratti sul brent a  98,74 dollari Usa. Oro in ribasso sui mercati asiatici dove il lingotto con consegna immediata segna il prezzo di 1.581,3 dollari Usa l’oncia. Argento con quotazioni in salita a 27,21 dollari Usa l’oncia.

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