Forex: dopo Jackson Hole i mercati si ricredono sull’Asia

Il simposio di Jackson Hole è un forum che viene indetto annualmente dal 1982, per la prima volta se ne occupò il presidente della Federal Reserve Paul Volcker. Grazie a esso, i banchieri centrali vengono aggiornati sulle politiche economiche da attuare, e discutono sulle azioni da tenere in considerazione per mantenere saldo ed efficiente il sistema bancario.

In tempi di crisi, potete facilmente immaginare, il simposio di Jackson Hole ha un ruolo determinante per i mercati. Per questo, giusto ieri, il discorso che si è focalizzato lì al simposio, ha influenzato i mercati del forex, facendo oscillare le valute internazionali.

Si è parlato della conferma del crescita del Pil degli Stati Uniti (+1.7% al secondo semestre), e della volontà, da parte delle banche centrali, di non volersi adattare alle domande dei mercati asiatici. I quali sono molto percettivi degli andamenti occidentali, ma troppe volte fanno abbassare la linea della domanda, mandando così “in stallo” le banche europee e statunitensi.

Ha parlato in tal proposito Draghi, sottolineando come, a differenza degli Usa, l’Unione Europea non punti solo sulle domande del mercato estero, ma su quelle interne, impegnandosi sul rafforzamento della Germania come motore trainante dell’unione monetaria.

Si sono, sommariamente, ridimensionate le aspettative dei mercati internazionali, dando un chiaro segnale che i dati economici rilasciati dalle banche erano veritieri: le monete si sono indebolite e viene richiesto meno credito da parte dei consumatori. Il campio euro / dollaro prima del simposio era di 1,2505, leggermente più grande rispetto al minimo settimanale del martedì prima, a 1,2466, e rimessosi subito in linea con l’ultima chiusura a 1,2504.

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