Spa: calano i margini e Nike viene “punita” da Wall Street

 

La Nike “punita” dalla borse. Il gigante statunitense dell’abbigliamento sportivo che nonostante l’aumento dei ricavi ha registrato anche un aumento dei costi più che proporzionale che si è mangiato i margini di profitto.
Nike ha chiuso il trimestre tra marzo e maggio di quest’anno con utili in calo dell’8 per cento a 549 milioni di dollari Usa mentre le vendite del periodo sono cresciute del 12 per cento a 6,47 miliardi di dollari Usa.
Nonostante il forte aumento del fatturato, il colosso a stelle e strisce ha avuto costi straordinari sulle attività digitali, investendo di più nel marketing di alcune nazioni emergenti. Ma anche i costi di produzione sono stati superiori alle attese del brand, quindi la Nike ha deluso le attese degli analisti dopo aver sorpreso in positivo 17 su 18 volte negli ultimi 4 anni e mezzo.
Al riguardo ha così commentato l’ad di Nike Mark Parker: «Ci aspettiamo nuova volatilità anche per i prossimi mesi l’andamento delle economie, il costo del lavoro e delle materie prime continueranno ad andare a singhiozzo. È cresciuto anche il rischio di cambio, soprattutto in Europa e nei Paesi emergenti: ci aspettiamo infine di crescere in Cina meno di quanto non sia successo in passato».
Nell’ultimo trimestre le vendite del colosos dell’abbigliamento sportivo a Pechino sono balzate in rialzo del 18 per cento a 667 milioni di dollari Usa, oltre 1/10 del totale. Ma le spiegazioni dell’ad non sono bastate a rasserenare le preoccupazioni di chi investe in bors, così le azioni a Wall Street sono crollate di oltre il 10 per cento.

 

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