Spa: s’infiamma la battaglia legale fra Gucci e Guess

Una guerra fra due “G” di grandissimo prestigio mondiale. Da una parte Gucci,  uno dei marchi più lussuosi e antichi della moda, la casa fondata a Firenze da Guccio Gucci nel 1921. Un nome storico tra fashion e cronaca, rimbalzato dalle pagine patinate a quelle nerissime dei tabloid con l’assassinio di Maurizio che una quindicina d’anni fa spedì l’ex moglie Patrizia Gucci dagli sfarzi del mondo dei vip a una cella di San Vittore.
L’altra G si trova dall’altra parte dell’Oceano è quella quella di Guess, che fa impazzire le giovanissime di mezzo mondo, una marchio reso famoso da testimonial supersexy come Claudia Schiffer,  Laetizia Casta, Eva Herzigova…
Ma perché questa guerra? I padroni della prima G, quei Gucci bandiera del made in Italy (ma oggi sono entrati nell’impero della moda del francese Francois Pinault, il capo di Pprche prese il marchio anche qui dopo una guerra con l’altro Pinault, Bernard, il proprietario di Lvmh) sostengono che gli statunitensi hanno copiato la G nostrana. E accusano, perciò la griffe hollywoodiana di contraffazione: come uno dei tanti venditori di strada che vendono prodotti falsi.  Dice Louis Ederer, l’avvocato di Gucci: «Si tratta di un massiccio, complicatissimo schema per falsificare i più conosciuti e iconici disegni del brand. Si tratta di precise imitazioni del marchio».
Gli statunitensi, che poi sarebbero francesi anche loro, visto che Guess fu fondata da quattro fratelli ebrei-marocchini immigrati da Marsiglia, rispondono con puntiglio.
Affermano che i due marchi, si rivolgono a due categorie ben distinte: dei 1495 prodotti citati, sostiene Daniel Petrocelli, l’avvocato di Guess: «Il 99 per cento non potrebbero mai essere confusi con Gucci. Se si trattava davvero di un piano è miseramente fallito…».

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