Titoli di stato: perché il calo dello spread vale come una maxifinanziaria

Dopo tanti mesi di salita fino all’impennata di novembre a quota 575 punti, il differenziale fra Bund e Btp , il famigerato spread, torna con i piedi per terra. Ieri il differenziale di rendimento è sceso a quota 308 il livello più basso da settembre. E i tassi dei decennali sono caduti sotto il 5 per cento.
Inoltre sono risaliti gli acquisti su bond tricolori e Piazza Affari (ieri +2,9 per cento). Per l’Italia è più di una maxi-Finanziaria: allo stato attuale pagherà nei prossimi tre anni 55 miliardi di euro di interessi in meno rispetto a novembre.
L’allarme tuttavia non è ancora superato visto che solo un anno fa la forbice era di 200 punti.
Ieri comunque i titoli a 10 anni tricolori rendevano il 4,92 per cento e il recupero (per fortuna) c’è stato su tutte le scadenze.
Il risparmio come detto è impressionante, il 28 novembre l’Italia ha pagato il 6,5 per cento di interessi per convincere gli investitori a comprare i suoi Bot semestrali. Martedì scorso lo stesso titolo è stato collocato senza difficoltà garantendo solo l’1,2 per cento.
Il calo medio dei rendimenti è tra i 2 e i 3 punti percentuali. E bisogna considerare che per ogni punto il risparmio alla voce interessi è pari allo 0,2 per cento il primo anno, 0,4 per cento al secondo e 0,5 per cento al terzo. Ovvero equivale a uscite inferiori per 55 miliardi di euro in 3 anni rispetto a quelle previste con i tassi del novembre 2011.
E il risparmio si fa sentire anche nelle casse dei normali cittadini che hanno un mutuo a tasso variabile: il rendimento dell’Euribor  a tre mesi (quello che fa fede per i mutui) è sceso dall’1,5 per cento allo 0,9 per cento. Per un mutuo a tasso variabile 20 anni su una cifra vicina ai 130 milioni, il risparmio medio può essere calcolato in 300 euro l’anno circa.

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